mercoledì 29 novembre 2006

Buon compleanno Toro.


Tra qualche giorno, esattamente domenica 3 Dicembre, il Toro compie cent'anni. Un compleanno che ha rischiato di non poter essere celebrato. Una storia che ha rischiato di fermarsi a 99 anni di vita. Un pericolo scongiurato da Urbano Cairo, che dopo aver rifondato la societa', ha rilevato diritti e storia sportiva, permettendoci di arrivare a questo importante appuntamento.
Ma tutti noi granata sappiamo che la persona forse piu' importante nellla vicenda del fallimento del Toro, e' stata lui: Giovanni. Margaro. Il mitico capo della curva, che e' riuscito nell'impresa di tenere compatta una piazza ed una tifoseria che si stava sfaldando sotto i vibranti colpi del potere cittadino che stava quasi per esaudire il desiderio di cinquant'anni: farci sparire. Per questo per celebrare "il" compleanno non metto un toro, la squadra, uno stemma o altro. Mett LUI, metto IL TORO. Grazie Giovanni.
Inoltre riporto un racconto della scorsa estate scritto da un altro tifoso, che spiega molto meglio di qualsiasi altra cosa chi e' il tifoso del Toro.
Quella svolta a destra, quel pomeriggio d'estate.

Non è una frase d'intendimento politico. E' quello che accadde in un pomeriggio di un'estate di un anno strano, per me, dove molte cose mi cambiarono la vita e ancora oggi non so se in bene o in peggio. Tra quelle che me la cambiarono in meglio ci fu quel pomeriggio.

La crisi del Nostro Toro. Chi potrà più dimenticarla. Era un pomeriggio tra i tanti passati in rivolta, con la rabbia non solo nel cuore ma anche nelle gambe e nelle braccia. Ci volevano fuori, finiti, sfiniti, cacciati, umiliati e vilipesi a poco più di un anno al nostro Centenario, questo che stiamo per vivere con tutt'altra emozione di allora.

Quel pomeriggio, io e Marco, Geppo, Stefano, Marcolino ci siamo trovati nuovamente con il sorriso per stare in mezzo ai Fratelli misto ad una profonda rabbia che solo chi sente il Toro dentro di se e dentro la sua intera esistenza sa che sapore ha.

Quel pomeriggio di cianuro e Maglie Granata, prima di trovarmi in Piazza Albarello, andai a comprami una Maglia Granata nuova di zecca, perchè ne sentivo il bisogno come a sperare in cuor mio ciò che stava diventando impossibile: tornare a sperare.

Speranze quasi al lumicino. Ma quella che avevo io l'avevano tutti i Fratelli che di nuovo incontrai in Piazza. C'erano tutti. Gli UG erano li. Tutti i Gruppi organizzati più Importanti ma anche quelli che si sono fatti 50km per esserci. C'erano i Veci, le Madamin, le Girls, bambini a piedi ad altri in braccio: il mio Popolo Granata. La mia Gente. Quella alla quale sento di appartenere, anche se in mezzo non tutti ovviamente andranno d'accordo con me. Ma ci apparteniamo. Insieme di nuovo con quella speranza mista a sconforto che ci attanagliava e ci rendeva rabbiosi per l'ingiustizia di perdere qualcosa nella quale si crede che non è solo fatta da undici uomini Granata che corrono in un campo verde. E' molto di più. Molto di più.

Quel pomeriggio, cominciammo a sfilare. I Cori erano i Nostri. Cantammo fino a non avere più voce come per urlare a chi non si sa (e invece si sapeva e bene) il nostro urlo d'appartenenza a valori che non sono comprensibili a chi non è della Nostra Gente. Inutile spiegarglielo, c'avevamo provato ma adesso era ora di spingere sull'acceleratore della contestazione perchè non si poteva resistere inermi ad un insulto così grande. Non la Gente Granata.

Noi non ci facciamo insultare. Noi rialziamo la testa. A noi non ci dicono chi siamo. Noi siamo. Noi non abbiamo bisogno di vincere sempre. Noi vogliamo lottare. Noi non siamo tifosi. Noi andiamo a rendere l'onore ogni domenica. Noi non ci inginocchiamo di fronte alle istituzioni. Noi siamo un'Istituzione. Noi non abbiamo bisogno dei media. Noi siamo un evento mediatico che da cento anni detta sottese regole morali. Noi non siamo certo insignificanti. Noi abbiamo un ben chiaro significato. Noi non siamo Granata per caso. Noi siamo Granata per nascita e crescita. Noi non vogliamo regali. Noi siamo il nostro regalo quotidiano. Noi non siamo banali. Noi siamo Gente Del Toro.

Questo pensiero mi rimbombava nella testa da quando, un mattino mentre andavo al lavoro sabaudamente sudato, lessi che la Guardia Di Finanza entrò nella sede dell'allora vilipesa squadra da faccendieri insulsi e voraci dei quali ho solo pena per non aver capito quale vera gioia c'è nel vivere una causa che, con tutti i soldi che hanno non sono riusciti a comprarsi ne allora e ne mai.

Quel pomeriggio, il corteo sfilava: Piazza Albarello, Corso Galileo Ferraris, Corso Re Umberto, Corso Unione Sovietica.

L'obiettivo era poi confluire tutti al Filadelfia. La Nostra Casa. Ricordo ancora quando passammo davanti alle caserme dell'Esercito dove, quattro o cinque gobbi ci inveirono contro. Era facile. C'era un muro di cinta alto quattro metri più un intero casermone con tanto di telecamere e piantoni che li proteggeva dal sicuro linciaggio. Noi non siamo violenti perchè Ultras e perchè gli Ultras sono violenti. Nessun Ultras Granata lo è. Sono ragazzi che credono in qualcosa e lo difendono in un mondo dove i valori sono ormai inviati via sms. Loro invece gli sms su queste cose non te li mandano: vengono a dirtelo di persona. Sono forse l'ultima discendenza di strani guerrieri che, senza enfasi credetemi, vivono normalmente, lavorano e non mangiano bambini che sono convinti di valori quali l'amicizia, l'unità, il coraggio di difendere certe idee senza prevaricare chi queste idee non le appoggia. A loro non interessa un cazzo se non sei del Toro. A loro, e a me, interessa invece moltissimo che non ti permetta mai di prenderci in giro, di deridere la nostra storia e i valori nei quali crediamo. Tutto qui.

Ma quei deficienti coraggiosamente difesi da una caserma, si scomodarono nel fare i gobbi: cosa che non sto a spiegarvi perchè ognuno di voi a vissuto cose di questo genere. E come v'incazzavate voi, ci incazzammo noi. Ancora una volta pensai che non sono un vigliacco: io non l'avrei mai fatto avessero sfilato i gobbi. Non avrei mai inveito contro di loro sapendo di essere difeso da un muro invalicabile. Lo avrei fatto, semmai, rischiando di mio. Chi ha avuto modo di vivere il mio pensiero questo lo sa ed io sono sereno. Ma pur essendolo, mi incazzai anche io per questa vigliaccheria da piccolo uomo che è degna solo di chi nasce per mangiare e cagare, cagare e mangiare, facendo ruotare la sua esistenza tra cucina e cesso e quando saranno sotto terra, logo dove tutti andremo, rimarrano nei ricordi di nessuno. Che vita di merda la vita da vigliacchi.

Il corteo preseguiva ancora più compatto quando, ormai all'altezza di via Filadelfia, ci fu l'accadimento che io non dimenticherò mai. Chi come me l'ha vissuto non so se mi capirà o se la pensa come me. In un istante, il serpentone della Mia Gente, invece di svoltare verso la meta descritta anche alle forze dell'ordine, girando quindi verso sinistra per puntare a Casa Nostra, svoltò decisamente a destra.

Ci furono dei momenti di tensione. Vidi Fratelli che se ne andarono. Avevano dato il loro contributo, fino a li. Va bene. Va bene lo stesso e li ringrazio di esserci stati. Non si può chiedere a tutti la stessa cosa ed aspettarsi che tutti rispondano affermativamente. Si sa. Io e il resto della Mia Gente, seguimmo senza nemmeno pensarci un solo istante Margaro, simbolo in quel momento dei nostri valori. Oserei dire che, fu l'unico simbolo al quale tutti ci aggrappammo in quei giorni. Scusa Margaro se scrivo queste parole ma sei stato l'unico legame con quei valori che devono essere impersonificati in qualcuno. Non avevamo nessuno e tu non sei stato il ripiego, l'icona nella quale credere perchè "tanto non abbiamo altro" ma sei stato veramente il simbolo della resistenza. La resistenza nel resistere. Resistere. Sei stato il simbolo della nostra unica chance. Altri ci hanno dato una mano. Carlin è uno di questi uomini. Grazie. Lo sai quanto ti stimo. Margaro, quel pomeriggio, mi ha fatto rivivere la sicurezza in qualcuno che "ce la può fare". Grazie, da Fratello.

Svoltammo. Ci furono le solite confabulazioni con le forze dell'ordine che avevano tutt'altro programma. Il rischio quale cazzo era? Che saremmo andati a sfasciare le vetrine di Corso Agnelli? Della nostra Città Granata? Ma per favore: fateci passare marescià e stia tranquillo che la Nostra Gente è tanto Granata quanto Torinese anche se non ci vive. Passammo, ovviamente.

Sfilammo lungo i due lati di quello che dopo un anno sarebbe diventato lo stadio dell'unica squadra di Serie A: se me lo aveste detto allora vi avrei mandati affanculo ridendo.

Svoltammo di 180°gradi e ritornammo in via Fila passando per il controviale che va verso sud di Corso Agnelli. La Gente apriva le finestre e ci salutava, spuntavano fuori le bandiere e le sciarpe di qualla parte di Gente Granata che non era venuta a sfilare e ci dava come poteva il suo contributo. Un aiuto anche quello dalla Nostra Città. Grazie.

Ritornammo in via Fila e, senza mai smettere di cantare "Forza Toro Alè, Alè Granata, Sempre insieme a Te, Comunque vada, Devi sapere che noi non Ti lasceremao mai a solo". Cantammo per i restanti 20-30 minuti e forse di più, il tempo che passò tra Corso Agnelli e l'entrata dentro La Nostra Casa.

Sfilare col cuore in gola in via Filadelfia, con la Mia Gente, la Nostra Gente fuori dalla finestra e quel signore anziano all'angolo tra corso Unione e Via Fila che batteva le mani e piangeva mi uccisero l'anima. Fu una morte lentissima. Mi vennero le lacrime e non sentivo più la gola dal cantare. Marco era di fianco a me e cantava come me, c'era da chiederselo? Ci guardammo e sorridemmo eravamo a pezzi. A pezzi per la gioia e la consapevolezza che stavamo scrivendo forse l'atto di rinascita ma, se questo non sarebbe avvenuto, avevavmo avuto la riprova che il Toro e ciò che rappresenta che non si può nemmeno raccontare, non sarebbe morto mai.

Mai.

Entrammo nel morente Filadelfia. Eravamo rimasti ormai duecento, ad occhio. Rimanemmo li ascoltando le parole dei Fratelli che ci dissero cosa stava succedendo ancora una volta con il megafono. Le voci metalliche quasi non le sentivo seppur fossi seduto a terra davanti alla prima gradinata da dove uno alla volta ognuno disse qualcosa. Alessandria mi colpì con una frase che gli uscì dal cuore con le lacrime: "...che estate di merda mi fanno fare!"

Sembra un frase sciocca ma non lo è. Nella sua straoridinaria semplicità, Alessandria disse quello che tutti stavamo vivendo. La morte nel cuore. Niente ci rendeva felici se il Toro fosse scomparso. Per chi in questo forum ci viene da spettatore non pagante e non è del Toro, queste parole sembreranno perfettamente inutili e affatto significative. Alessandria esplicò il sentimento di ognuno di noi così chiaramente. E sapete perchè? Perchè pianse un pò. Si sa che gli piace il vino (ma anche a me, d'altronde) e tutti lo applaudimmo perchè mai come allora ci sembrò così lucido, il piccolo Alessandria. Grazie.

Ecco, Fratelli. Scusate la lunghezza di questo treddì. Domenica avrò il cuore in gola e so che pur avendo quasi quarant'anni avrò qualche lacrima che mi farà ricordare quel pomeriggio, ferendomi il volto mentre scendono. Lo so già.

Quel pomeriggio, quella svolta a destra da Corso Agnelli, furono per me la svolta alla mia vita, la svolta di un popolo che con quel gesto disse il primo importante "No!" a chi voleva invece dirci "Come no?!". Quella svolta a destra in faccia ad un sole calante in via Fila, ci fece sperare. Ci diede la forza per lottare ancora. I fatti di Moncalieri erano ancora lontanucci. Quei Fratelli che si caricarono in spalla il coraggio mandandolo già deglutendo e lanciandosi sapendo di andare in contro ai guai per un ideale, non perchè sono dei violenti, è storia. Parte di una storia che in Cento Anni ha reso sempre più glorioso il Toro. Ben più di quei faccendieri che si sono avvicendati sulla sua groppa che, prima o poi, li ha disarcionati e gettati nella polvere umiliandoli di loro stessi.

Adesso, siamo il Toro della Serie A. Il Campionato più bello del mondo, si diceva e ci diceva la Propaganda Nazionalista del Coni che, oggi, non parla più. A noi, cari Italiani del Calcio, della Serie A non ce ne frega proprio niente. Noi siamo la Gente Del Toro e se domani dovessimo per cause di forza maggiore finire a giocare nei campetti di periferia, saremmo sempre la con Lui.

Quel pomeriggio, fu il momento nel quale mi dissi che sarebbe cambiata la storia in qualche modo che non potevo conoscere. E ciò accadde. Non fu chiaroveggenza. Fu semplice fede in un valore e in tutti voi, Gente Mia.

Grazie, Gente Granata. Vi ringrazio tutti, nessuno escluso per avermi fatto sempre sentire a casa. Quando morirò, vi porterò con me, uno ad uno. Quando accadrà, continuerò a venirvi a trovare al Comunale o al campetto di periferia, ovunque. sarò con voi anche tra un milione di anni. Ci sarò: abbonato perenne. Sarò in Curva con i Ragazzi. Sarò la notte inssonne davanti a botteghini per gli abbonamenti. Sarò in mezzo a voi e vi metterò una mano sulla spalla se sarete tristi per una sconfitta e salterò tra voi ai gol che segneremo. Sarò in mezzo a quelle maglie che corrono sul prato verde, salvando i ginocchi da tackle rovinosi e sussurrerò nelle orecchie degli arbitri che a casa hanno dei bambini ai quali non possono insegnare il furto ed il sotterfugio e fischieranno il giusto e non l'acquistato. Sarò sempre con voi.

Grazie Gente Granata.

Buon Compleanno, mio Toro che mi fai emozionare ogni volta che mi guardo allo specchio, ogni volta che mi regalano un libro che esprime amore pe te, ogni volta che vado a dormire, ogni volta che devo fare qualcosa di giusto o di sbagliato, che mi fai vivere da Granata.

Ci vediamo Domenica, con un occhio al presente festoso, al futuro che spero maestoso e ad un passato del quale vado tremendamente orgoglioso.

Ti Amo, mio Toro.

CEN'TORO, Gente Granata.

CEN'TORO.

2 commenti:

THE MARK ha detto...

QUANTE CAGATE SCRITTE QUI SOPRA. MA A CHI CAZO INTERESSA CHE SALVIATE IL toro?!?!? EPPOI MARGARO SE NE STIA ZITTO CHE LE SUE FUGHE BELLE SE LE E' FATTE ANCHE LUI DAVANTI AI FIGHTERS E ANCHE A MILANO. SIETE DAVVERO PATETICI

Anonimo ha detto...

tu sicuramente devi essere
uno di quei nuovi fenomeni
compari di mimmo e soci, gente di merda , gobbi bastardi. ho vissuto quegli
anni ma chissà come mai vi ho sempre visto scappare oppure mettervi 10 contro uno come in via po' , anno 1978.