sabato 16 aprile 2011

Il bipolarismo perfetto

La politica moderna, si diceva poco tempo fa, deve basarsi sul bipolarismo. Infatti a Torino, per le elezioni amministrative, sono state presentate ben 45 liste: 1. Comitato Torino Libera 2. Lega Padana Piemont 3. No Euro 4. Dipendenti, disoccupati e pensionati 5. Moderati per Fassino 6. Federazione della Sinistra 7. Sinistra Critica 8. Movimento 5 Stelle 9. Azzurri italiani 10. La Piazza 11. Forza Nuova 12. Sinistra ecologia e libertà 13. Forza Toro 14. Federazione dei Movimenti per Torino 15. Alleanza per Torino 16. Comitato Popolo Latino Americano (Co.Po.L.A.) 17. Forza Juve 18. Lista Bunga Bunga 19. No immigrazione-No nucleare 20. Fiamma Tricolore 21. Partito Comunista dei Lavoratori 22. Coscienza comune 23. Italia dei valori 24. Insieme per Torino 25. Pdl 26. La Destra 27. Udc 28. No Ue 29. Movimento Fascismo e Libertà 30. Gariglio Sindaco 31. Alleanza per la città 32. Alleanza di centro Pionati 33. Pensionati e invalidi per Fassino 34. Lista Coppola per Torino più rosa 35. Pd 36. Verdi verdi 37. Consumatori per Fassino 38. Pli-Psdi 39. P.S.I. (Torino laica, socialista e liberale) 40. Lega Nord 41. Popolari Italia domani 42. Ambientalisti del sì 43. Verdi Piemonte Europa Ecologia 44. F.L.I. 45. Pensionati
Detto che alcune formazioni sono davvero esilaranti (una su tutte: Fascismo & Libertà...una contraddizione in termini), io credo che chiunque voti una lista che si chiama Forza Toro, Forza Juve, Lista Bunga Bunga o simili, dovrebbe perdere il diritto di voto per almeno dieci anni.

martedì 22 marzo 2011

Curare l'ambiente

Dal sito web della mia azienda:
Nel 2010 il Gruppo ha sottoscritto il Carbon Disclosure Project, iniziativa per l’impegno ad affrontare le sfide legate ai cambiamenti climatici e a limitare la portata di questi ultimi attraverso l’adozione di comportamenti ecosostenibili.
Oggi in ufficio avevamo 30 gradi, il riscaldamento centralizzato acceso a palla e la finestra spalancata. Alla faccia dei comportamenti ecosostenibili.

giovedì 17 marzo 2011

Buon 150esimo Compleanno, Italia

Oggi è il compleanno dell'Italia. Sono 150 anni, è giovane e nel fiore degli anni. Eppure sembra vecchia e decrepita, superata. Nessuno la vuole, tutti la contestano, la gente non sa nemmeno come esporre correttamente il tricolore alla finestra, mettendo il rosso a sinistra. Gli italiani sono tutto tranne che uniti, ed il patriottismo è un sentimento caro solo a pochi reperti nazifascisti (alcuni dei quali occupano alte cariche parlamentari, purtroppo...). Tuttavia questo paese è caro a molti lo stesso ed io sono uno di quelli. Spesso mi vergogno di essere italiano, ma non per l'Italia: per gli italiani, o almeno alcuni di essi.
E' dura essere italiano quando hai una classe politica di pagliacci a rappresentarti,ed all'estero vieni deriso costantemente e puntualmente.
Pero' una parte di quella classe politica la dobbiamo ringiraziare sentitamente. Si, perchè è indubbio che senza i leghisti ed i loro ridicoli piagnistei contro le celebrazioni, ed il continuo riferimento ad una nazione inesistente come la Padania, la partecipazione morale a queste celebazioni del 150esimo anniversario del'Unità d'Italia sarebbero state minori. Moltominori.
Ed allora grazie anche a loro: per una volta vi siete resi utili anche voi.
E buona festa a tutti.

mercoledì 23 febbraio 2011

Priorità aziendali

C'è un'azienda italiana, un grande gruppo, una multinazionale europea, la terza in Europa nel proprio settore, dove i dipendenti devono fare i salti mortali per fare delle economie definite "da buon padre di famiglia", anche su cose strettamente necessarie per lo svolgimento del proprio lavoro.
Ecco allora che i "bravi dipendenti" stampano fronte/retro per non sprecare carta, magari impaginando due fogli per pagina A4 rendendo i documenti simili ad un tabellone per la visita oculistica comprendente solo le righe visibili a chi ha 11 o 12 decimi. Per avere un toner di ricambio devono compilare moduli e scartoffie che ne certifichino l'assoluta necessità, e nel mentre si devono adattare estraendo la cartuccia del toner esaurita e shakerandola per andare a pescare gli ultimi granelli di micropolvere per stampare (male) un documento essenziale.
Gli stessi devono poi elemosinare un ordine di cancelleria l'anno (e non più di uno), e se per caso le scorte finiscono prima, si devono arrangiare. Inutile dire che, ovviamente, fare ordini sovrastimati è impossibile, perchè l'inflessibile controllore degli ordini di cancelleria ti chiede di giustificare perchè chiedi dieci bloc notes se lo scorso anno ne hai usati nove.
Poi arriva il bollettino del dopolavoro aziendale, da consultarsi rigorosamente on-line onde non sprecare carta e toner per l'inutile stampa, che dà notizia della vittoria del team aziendale nella gara di categoria di uno sport caro all'amministratore delegato dell'azienda.
Capita quindi che i componenti di detta squadra vengano chimati nell'ufficio dell'amministratore delegato per ricevere i complimenti dell'azienda oltre ad un sostanzioso e robusto contributo economico per comperare divise, materiali e gadget vari per ben presentare la squadra alle prossime gare.
Vien da sè che i bravi dipendenti, che già si interrogavano su quali nefasti effetti possano mai avere sul bilancio aziendale (per la cronaca in attivo di svariati miliardi di euro. MILIARDI, lo ribadisco per i più distratti) le richieste di un paio di bloc notes, evidenziatori di colori diversi (e non solo gialli), rotoli di scotch (attualmente contingentati in numero di tre cadauno per anno), bucatrici (attualmente assegnate in numero di una ogni quattro scrivanie), si domandano, senza darsi risposta o dandosene di assolutamente scontate, quanti ordini di cancelleria potrebbero fare con i soldi destinati ad evitare di dover presentare il team aziendale con la stessa tuta dello scorso anno (evento assolutamente disdicevole) o addirittura gareggiare con dei materiali giù usati una volta (orrore e sgomento!).

lunedì 14 febbraio 2011

Adesso.

Centinaia di migliaia di persone in piazza, ieri. Tante donne, ma anche uomini che rifuggono la logica del bunga-bunga con cui la destra ("certa" destra) ha egemonizzato l'Italia e che vuol farci credere che tutti apprezziamo.
Le donne della destra, di "quella" destra, si sono subito affannate a sminuire la portata della manifestazione. Dall'oca giuliva Gelmini, che ha avuto il coraggio di definire "quattro radical chic" la marea di persone che si è riversata nelle piazze italiane, all'assatanata Santanchè, che vorrebbe organizzare una bella manifestazione con le donne che sostengono Berlusconi (sicura di volere il confronto, anche solo numerico?), tutte le donne che attualòmente occupano un cadreghino grazie alla benevolenza del capo non hanno perso l'occasione di stigmatizzare o deridere la manifestazione.
Bene. Sono contento che sia accaduto. Tutto questo affannarsi a denigrare il sentimento di una gran moltitudine di persone, che fanno parte di quello stesso "popolo" che il loro capo agita sempre a sproposito quale ultimo legittimatore supremo di tutte le sue nefandezze, dimostra una volta di più che la manifestazione ha colpito nel segno. Si rosica, e si teme di perdere lo scranno, e quindi si va all'attacco, perchè come recita il vecchio adagio, non  c'è milgior difesa dell'attacco.
Certo, la nostra piazza è diversa da quella dell'Egitto o dell'Algeria o della Tunisia, tanto per citare le ultime in ordine cronologico che "hanno cacciato i governi", ma affermare che le piazze non provocano le dimissioni è quanto meno incauto.
I tempi sono maturi, non facciamoci scappare anche questa occasione di rimettere in carreggiata l'Italia. "Se non ora, quando?" recitava lo slogan della manifestazione di ieri. Adesso.