venerdì 13 maggio 2022

The Last Waltz


13 Maggio 1992. Trent'anni esatti.
La partita è appena terminata e la squadra viene sotto il nostro spicchio di curva, stracolmo fino all'inverosimile, a prendersi i meritati quanto mesti aplausi.
La traversa sta ancora tremando dopo il tiro di Sordo, e tutto lo stadio, dopo un improvviso momento di silenzio e brivido, ha ripreso ad accendere torce e cantare "We are the champions" che, da quella sera, mi diverrà assai indigesta.
La sedia alzata del Mondo, i tre pali, il destino "cinico e baro" (cit.) che ci ha nuovamente voltato le spalle nel momento cruciale.
Al fischio finale, nel silenzio del nostro spicchio, Checco ha trascinato un "Toro! Toro!" da brividi, ma le lacrime di rabbia rigano le guance di molti.
Non lo sappiamo ancora, ma sarà il nostro canto del cigno. Arriverà una Coppa Italia con Goveani, poi solo morte e distruzione fino al nulla cosmico della Cairese attuale.
Sulla via del ritorno, alla frontiera svizzera ci fanno scendere dal bus. Mentre i cani antidroga setacciano l'autobus, un poliziotto ci chiede se abbiamo qualcosa da denunciare.
"Si, il furto di una coppa"

venerdì 6 maggio 2022

Carletto e gli impossibili (flashback)

Ci sono alcune cose, alcuni avvenimenti, alcuni momenti, che devono essere fissati nella memoria. La serata di ieri è uno di questi.
Si festeggiava il trentennale di attività di "Carletto e gli Impossibili", un gruppo torinese formato dall'unione di diverse esperienze musicali anche diversissime tra loro, che il buon Carletto ha rinsaldato attorno a sè: una missione apparentemente impossibile (da qui l nome) che invece non solo è riuscita alla perfezione, ma ha anche resistito, con varie vicissitudini ed alternarsi di protagonisti, per be 30 anni. Un'era geologica intera nella musica, specialmente quella underground dove i gruppi si formano e si sciolgono nel giro di un concerto.

Non avevo mai sentito Carletto, o meglio, ne avevo sentito le sue componenti nei gruppi più disparati, a partire dalle Funky Lips, primo gruppo rock torinese tutto al femminile, che nei ruggenti anni '90 aveva allietato molte delle mie serate nei vari locali di quella che ancora non si chiamava Movida ma semplicemente Nightclubbing.
Ieri sera, quindi, mi sono avvicinato alla Suoneria di Settimo con molta curiosità, grazie anche all'invito del bassista del gruppo, mio ex compagno di squadra nei Tauri, Marco "Ciccio" Cubal.
Il concerto è stato, ça va sans dire, letteralmente strepitoso. Se un gruppo riesce a far ballare anche il sottoscritto (beh... ballare è una cosa grossa. È noto che io ed il ballo siamo due mondi agli esatti opposti dell'universo), vuol dire che tanto male non è.
Un tiro pazzesco per due ore e più di concerto, la voce di Roberta Bacciolo una spanna sopra tutte le altre (almeno finchè non è arrivata Robertina Magnetti, ex Carlettina e dotata di una voce che adoro proprio dai tempi delle Funky Lips), la chitarra di Carletto perfetta, la sezione ritmica a dare un gran brio ai medley scatenati, e le altre due voci principali (perdonatemi, ma non ricordo i nomi) a condurre perfettamente i medley scatenati che hanno mandato letteralmente in delirio i 500 presenti.
Ecco, parliamo dei 500 presenti, perchè l'altra parte della serata è stata proprio caratterizzata dalle presenze.
Così come quando prendi l'autobus tutti i giorni alla stessa ora finisci per incontrare le stesse persone, che diventano quasi familiari, pur non conoscendole, la sensazione provata ieri sera è stata quella di un flashback improvviso. Molti sguardi si sono incrociati con il tipico "Ma, ci conosciamo?" stampato sul viso, ed in effetti si, molti di noi si conoscevano, almeno di vista, per aver frequentato gli stessi locali trent'anni fa, a sentire gli stessi concerti, a partecipare alle stesse serate, fino a diventare come le persone dell'autobus di cui parlavo prima: dei perfetti sconosciuti ma decisamente familiari. Magari ti incontravi all'Hiroshima, al Tuxedo, al Metrò, ti riconoscevi di vista, accennavi un saluto. Ecco, ieri sera molte di queste persone si sono ritrovate dopo anni, chi del partito dei capelli grigi, chi (è il mio caso) in quello dei capelli diradati, le donne sempre in gran tiro, alcune con qualche ruga in più, altre che sembrano essersi abbeverate alla fonte dell'eterna giovinezza.
E per due ore mi sono completamente immerso nell'atmosfera, pensando di essere ancora una volta lo sfigato 28enne di allora.
E, nonostante tutto, è stato magico.
Poi, stamattina, l'acufene all'orecchio destro mi ha riportato alla realtà, ma intanto una bella serata ed un viaggio nel tempo, hanno fatto bene al cuore ed alla mente.
Agevolo breve filmato con Robertina Magnetti al canto. Non potevo esimermi 




martedì 1 marzo 2022

Il mio Super Bowl LVI - Overtime

In occasione del Super Bowl di Los Angeles ho avuto modo di testare per la prima volta Uber. il servizio di trasporto alternativo che negli USA ha affiancato, ed in alcuni casi soppiantato, i taxi tradizionali, ma che in Italia ha finora avuto pochissimo successo, soprattutto per l'aspra reazione della falange dei taxisti che, qualche anno fa, ebbero reazioni anche particolarmente violente contro gli autisti Uber.
Di cosa si tratta è presto detto: un privato con auto a disposizione diventa praticamente un autista. Il cliente prenota la corsa sull'app dedicata, che propone diverse soluzioni. Si va dalla semplice corsa, alla corsa con auto extra large o auto di lusso, ovviamente a costi e tariffe diverse.
Spesso (anzi, quasi mai) non è più economica del taxi, ma è un servizio ormai usatissimo, soprattutto nelle grandi città.
Ma se non è più conveniente rispetto ad un taxi, come mai ha tanto successo?
Principalmente per la maggiore reattività rispetto al taxi tradizionale. Tra chiamare un Uber e chiamare un Taxi la differenza di attesa a volte è sostanziale, nell'ordine della decina di minuti, e sappiamo benissimo che, quando dobbiamo andare da qualche parte, aspettare anche solo dieci minuti diventa, a volte, fastidioso.
In questi quattro giorni a Los Angeles ho usato Uber una decina di volte e, a parte una volta, sono rimasto decisamente soddisfatto dal servizio. a corsa post Super Bowl non la metto in conto, perchè si tratta di un'anomalia dovuta all'evento eccezionale ma, per dire, in tutta la serata di taxi nemmeno l'ombra, e con il traffico che c'era, la tariffa sarebbe stata ugualmente astronomica. Si, perchè l'altra caratteristica di Uber è che la tariffa viene concordata prima, e nessun imprevisto la può far variare, perchè l'algoritmo di calcolo la calcola in base alla distanza ed un volume di traffico medio. Se ci sono impedimenti, il traffico aumenta, capita qualcosa e devi fare una deviazione, la tariffa resta sempre la medesima, a differenza del taxi che, oltre alla tariffa a distanza, include sempre anche una tariffa a tempo.
Devo dire che non ho riscontrato nessuna delle rimostranze sollevate dai taxisti nostrani per ostracizzare il servizio (va bene... dieci corse on sno un campione grandissimo). Auto pulite, nuove o comunque recenti, guidatori gentili, tutti con mascherina, tutti buoni guidatori (a parte Monique, che mi ha portato a destinazione con una guida a strappi, frenate ed accelerazioni non proprio gradevole, ma mai imprudente).
Insomma, un servizio che mi sento di consigliare a chiunque, negli Usa. Non so in altre parti d'Europa dove è legale (Francia, ad esempio), ma come prima esperienza direi che è decisamente positiva.

Il secondo overtime riguarda anch'esso un servizio "moderno", cioè l'air b'n'b. Per evitare le tariffe da Super Bowl dei grandi alberghi, ho scelto un air b'n'b vicino all'aeroporto (ed allo stadio).
La casa è classica americana, ad un piano con giardino, in un quartiere residenziale e molto tranquillo. A cinque minuti a piedi, però, c'è un intero agglomerato di negozi, ristoranti e servizi vari, compreso un mercato (fatto a negozio, ma mercato con le bancarelle di frutta e verdura) molto comodo.
La tariffa è accettabile, 100 dollari a notte, la stanza pulita e spaziosa come anche il bagno. La cucina in comune è una vera e propria cucina casalinga e l'unico neo, se vogliamo, è che per cucinare bisogna accordarsi con gli ospiti delle atre tre stanze, ma con una lavagnetta si fa tutto senza problemi: si prenota l'orario e via.
Anche in questo caso le normative covid sono rispettate alla lettera (fin troppo: porte e finestre sono sempre aperte, per cui al mattino in cucina e nel soggiorno fa un discreto freschetto...) e l'insieme è davvero gradevole e molto più confortevole di una stanza d'albergo.
Ci sono anche i contro, ovviamente. Il primo è che a parte la stanza "superior" (la mia) che è dotata di bagno e doccia, le altre hanno il bagno in comune. Secondariamente Teresa, la proprietaria, è una signora cinese molto ligia alle tradizioni, per cui prima di entrare in casa bisogna obbligatoriamente togliersi le scarpe. Non un grosso problema, perchè il pavimento è pulitissimo e girare scalzi non ha particolari controindicazioni se non il freddo ci dui parlavo prima.
Anche in questo caso, sistemazione promossa a pieni voti. Nel caso capitaste a Los Angeles, prendetela in considerazione: LA LAX Teresa B&B. La trovate sia su Air B'n'B che su Booking.

lunedì 28 febbraio 2022

Super Bowl LVI - Il dopo

Il pick up spot di Uber è letteralmente gremito di gente. Non so come possa fare un povero tapino di autista a trovare il suo passeggero ed il povero tapino di passeggero a trovare il suo autista in questa bolgia infernale.
Seguendo il suggerimento del mio autista del mattino, decido di spostarmi di qualche isolato per trovare un posto meno affollato dove dare appuntamento all'autista, ma un isolato non basta. E nemmeno due, tre, quattro. Dopo ben cinque isolati la gente inizia ad essere molta meno, ed è più facile trovare un punto di attesa. Apro la mia bella applicazione Uber, inserisco l'indirizzo di destinazione e...
WHAAAAAAT?!?!?
La corsa più economica che mi viene proposta (aspettando 25 minuti, tra l'altro) è di 100 dollari, mentre se voglio andarmene subito me la cavo con "soli" 250 dollari.
Però c'è una nota: la zona in cui ti trovi ha una domanda altissima in questo momento, e le tariffe subiscono un sovrapprezzo.
Alla faccia del sovrapprezzo... Non mi resta che aspettare che le quotazioni scendano.
Passeranno altre due ore abbondanti, passeggiando allegramente (si fa per dire) davanti al cimitero di Inglewood, prima che, preso dalla stanchezza, mi decida a chiamare un Uber che mi offre una tariffa di 45 dollari. È il triplo rispetto alla tariffa del mattino, ma ho l'impressione che dovrei attendere almeno altre due ore per avere quella tariffa, e non se ne parla nemmeno. Ho fame, devo cenare, sono stanco, devo scrivere gli articoli per a Gazzetta, finire di fare la valigia, dormire un po' (fino alle 4 del mattino, of course) e poi presentarmi in aeroporto per le 7 per il tampone necessario al rientro in Italia.
Fortunatamente, pur se la gente è ancora tanta nei pressi dello stadio, il traffico ha mollato un po' la presa, ed il ritorno a casa è abbastanza veloce..
Fatto tutto quel che dovevo, compreso un complicatissimo tetris per far stare tutto nel bagaglio a mano e nello zaino del computer bacchetta di Harry Potter compresa (gentile omaggio degli Universal Studios), posso finalmente andare a dormire, anche se l'adrenalina ha ancora la meglio sulla stanchezza, ed il sonno non è propriamente dei migliori.
Lunedì mattina: mi alzo, mi preparo e, alle 6:45 sono al mio solito posto in Sepulveda Boulevard in attesa dell'Uber per l'aeroporto.
Come mio solito mi sono preoccupato per nulla. Ho prenotato il tampone all'hub dell'aeroporto con largo anticipo, anche perchè sul sito della prenotazione c'erano delle scritte minacciose: "solo più tre osti disponibili in questo orario", "arrivate co congruo anticipo, perchè ci sono code per l'effettuazione del tampone" e visto che l'esito veniva promesso in un'ora, mi ero organizzato per fare il test per le 7:30-8:00 per avere il responso per le 8:30-9:00, ora in cui apriva il check-in per il mio volo delle 11 per Denver. (Se ve lo state chiedendo, il check in online non lo potevo fare perchè mi mancava il tampone)..
Arrivo all'hub, che è completamente deserto. Passo immediatamente e non faccio a tempo ad arrivare al terminal 7 che l'esito (negativo) è già arrivato. Sono le 7:35 ed il check in apre alle 9, però posso finalmente fare quello on line. 
Caricato il tanto sospirato esito del test, mi vengono emesse le tre carte di imbarco per Denver - Francoforte - Torino, così sono tranquillo. O così almeno credo, perchè non ho fatto i conti con il famoso "Tampone di Schroedinger" che è allo stesso tempo valido e scaduto..
Arrivato a Denver dopo un volo tranquillissimo, mangio un boccone ad un ottimo messicano del terminal prima di imbarcarmi sul volo per Francoforte.
O meglio: prima di PROVARE ad imbarcarmi, perchè la mia carta di imbarco sembra mancare di un timbro, e vengo invitato ad andare al bancone Lufthansa.
- Ha il certificato vaccinale? Si, l'ho caricato sul sito per fare il check in, comunque eccolo.
- Ha l'esito del test negativo? Si, ho caricato anche quello sul portale per fare il check in, comunque eccolo.
- Ah, ma il test è scaduto.
- Ma come scaduto?!? L'ho fatto sette ore fa!
- Si, ma lei entra in Italia domani sera alle 22, questo tampone scade domattina alle 7:30. Non possiamo imbarcarla.
- Mi scusi, ma sul VOSTRO sito c'è scritto che il tampone deve avere la data del giorno prima indipendentemente dall'orario di effettuazione.
- Si, ma c'è scritto che il tampone non deve essere più vecchio di 24 re.
- E quindi cosa vuol dire "indipendentemente dall'orario di effettuazione?
- Non saprei, ma qui c'è scritto 24 ore.
- E quindi cosa facciamo?
- Deve fare un tampone qui prima di partire.
- Mi scusi: sono le 14. Se anche facessi un tampone qui  in questo momento scadrebbe domani alle 14, no?
- Ah già, è vero.
- E quindi?
- Quindi deve fare un molecolare, che vale 48 ore.
- Mi scusi di nuovo... sono le 14. Se io faccio un molecolare oggi, quando mi danno l'esito? 
- Entro domani alle 14.
- Quindi io faccio un tampone oggi alle 14, prima di domani non so se posso imbarcarmi perchè non ho l'esito. Nella migliore delle ipotesi mi imbarco domani, ed arrivo in Italia dopodomani alle 22, quando il tampone molecolare è scaduto.
- Ah già, non ci avevo pensato.
- Ripeto: e quindi?
- Io senza il tampone valido non la posso far imbarcare.

(nel mentre l'aereo aveva finito l'imbarco, ed aspettava solamente me.

- Signore lei ha bagaglio imbarcato?
- No (MA PERCHE' GLI HO DETTO NO?!?!?)
- Ah benissimo.
- No benissimo niente. Come faccio ad imbarcarmi se non posso farmi un tampone che resti valido fino al mio arrivo in Italia, resto qui per sempre?

Nel mentre arriva un'altra impiegata, attirata dalla discussione che sta prendendo una piega lievemente farsesca, si offre di trovare una soluzione.

- Scusate, ma non posso fare un tampone a Francoforte? Tanto per arrivare in Germania non mi serve il tampone. Il test mi serve per entrare in Italia.
- Mah... forse... però...

La signora taglia corto: Ottima idea, facciamolo andare in Germania, poi sono affari dei tedeschi.

BRAVA SIGNORA!!!
Il tizio, che è il classico americano a cui hanno insegnato a non colorare fuori dai bordi e se per caso gli scappa il colore non sa che pesci pigliare, è dubbioso, ma a questo punto io parlo solo con l'impiegata e le dico che appena atterrato mi sarei immediatamente recato da Lufthansa per capire come comportarmi.
La signora prende passaporto e carta d'imbarco dal coloratore entro i margini, mette l'agognato timbrino e finalmente posso partire per Francoforte su un nuovissimo 787 dreamliner che è la fine del mondo.
Devo proprio raccontarvi l'epilogo di questa storia?
Ma si, dai...
Arrivo a Francoforte, mi fiondo da Lufthansa dove una gentile signora ascolta tutto il mio racconto di cosa è successo a Denver, poi mi guarda con la faccia più serafica di questo mondo e mi chiede:
- La carta d'imbarco per Torino ce l'ha?
- Si certo, me l'hanno data già a Los Angeles ieri mattina.
- E allora cosa vuole fare, un tampone per cosa? Tanto qui non lo controlla nessuno. A Torino neanche. Vada tranquillo.

E infatti... all'arrivo a Torino non mi controllano assolutamente nulla. Documenti, tampone, vaccinazione. Niente, zero, nicht.
Viva l'Italia ( e l'America che colora anche un po' fuori dai bordi, ogni tanto).

domenica 27 febbraio 2022

Super Bowl LVI - Il durante

Grazie al jet lag sono nuovamente in piedi fin dalle 4 del mattino. Non è un grosso problema, perchè la differenza di fuso con l'Italia mi permette di passare qualche ora compulsando siti italici, leggendo notizie ed aggiornamenti come se fossi ancora a Torino, ma so già che, comunque, pagherò scotto alla sera, quando mi ritroverò ad anelare ad un cuscino e un materasso già dalle sette di sera.
Le cose andranno molto diversamente, ma andiamo per ordine.

Il Super Bowl inizia alle 15 ed il mio programma prevede di arrivare allo stadio verso le 10-10:30 (l'ingresso media non apre fino alle 11), fare un giro esplorativo dello stadio dall'esterno per poi buttarmi all'interno prima del grande afflusso di pubblico.
Essersi alzato alle 4, però, non aiuta questo programma, perchè pur avendo qualcosa da fare per ammazzare il tempo, devo sempre aspettare sei ore. Troppo.
Finisce che alle 9, dopo aver fatto colazione, sono già sul Sepulveda Boulevard ad aspettare il mio Uber (non vi ho parlato di Uber... credo dovrò fare un post dedicato).
In meno di cinque minuti la Honda Civic di Putu Sukadana si materializza di fronte a me, salgo e mi dirigo verso il SoFi Stadium, tra le divertenti e divertite rimostranze del mio autista che dice di aver già portato quattro persone allo stesso indirizzo, oggi.
Provo ad azzardare: non sarà perchè si gioca il Super Bowl?
Eh si, ma c'è un sacco di traffico ed io quando c'è traffico perdo soldi perchè la corsa viene calcolata a distanza, non a tempo.
Si Putu, hai ragione. Dillo ai tuoi colleghi che incontrerò alla sera dopo la partita, però! (tranquilli, ci arriveremo...).

Tra un mugugno e l'altro arriviamo in zona stadio, dove è già tutto un brulicare di tifosi di entrambe le squadre.
Maglie Bengals e maglie Rams si mescolano allegramente come succede normalmente prima di ogni partita in USA. Durante e dopo, magari, l'eccesso di alcol può portare qualche problema, ma solitamente prima della partita è sempre tutto tranquillo.
Il SoFi stadium è enorme. Per circumnavigarlo (perchè ovviamente sono arrivato dalla parte sbagliata) ci metto buoni venti minuti, e la segnaletica devo dire che aiuta poco, per cui non faccio altro che seguire il flusso delle persone per capire dove siano gli ingressi che mi interessano.
Non sono l'unico, comunque, ad essere disorientato. Nel mio percorso di avvicinamento vengo fermato un paio di volte da altre persone che, come me, portano al collo un accredito media, che mi chiedono dove diavolo sia l'ingresso dedicato. Alle mie indicazioni dubbiose (boh, penso sia di qua, perchè di là i numeri andavano a salire), l'ultimo risponde: io vado da questa parte, tu vai dall'altra, ci incontreremo all'ingresso (ed infatti così accade, perchè eravamo esattamente dalla parte opposta, per cui una direzione o l'altra erano indifferenti).

Una volta entrato riesco ad apprezzare meglio la magnificenza di questa costruzione, esternamente nascosta da transenne e paratie quasi fosse ancora un cantiere.
La fontana con colonnato è spettacolare, ma ancora più spettacolare lo stadio in sè, che è letteralmente scavato nel terreno ed ha tre anelli su cinque sotto il livello terra.
C'è una motivazione precisa per questa scelta. Il SoFi si trova esattamente sul sentiero di discesa degli aerei diretti all'aeroporto internazionale, per cui le costruzioni non possono superare una certa altezza e, se fosse stato costruito tutto fuori terra, l'altezza minima sarebbe stata superata di un bel po'.
Sia chiaro, non che avrebbe rischiato di costituire un ostacolo per gli aerei in atterraggio, che restano comunque ancora molto alti, in quel punto, ma si tratta di misure prese per la sicurezza generale in caso di atterraggi di emergenza o effettuati senza la strumentazione ILS, per i quali il mantenimento di quota non è controllato dai sistemi automatici.
Ad ogni modo, pur se scavato nel terreno, l'impianto è davvero fantastico.

Il mio posto è nel settore 500, l'ultimo in alto, in ultima fila. Non c'è posto più lontano dal campo. È lo scotto che dobbiamo pagare noi extra USA. Di fianco a me c'è l'inviato del Frankfurter Allgemeine, di fianco a lui due giornalisti di The Blitz Nation, magazine in lingua ispanica, non ho capito se messicano o comunque sudamericano. Dall'altra parte un paio di inglesi, un altro tedesco.
La vista, comunque, è ottima, a parte per un angolino della end zone vicina, dove poi verranno segnati due touchdown, che risulta nascosto dall'estremità del quinto anello. C'è però un tabellone mostruoso per seguire l'azione anche in quel punto del campo.

L'oculus, questo il nome del tabellone, ha una struttura simile al tabellone circolare già visto ad Atlanta, ma è decisamente più grosso. L'ovale appeso al soffitto incornicia tutto il campo ed ha una perfetta visibilità sia per chi sta in alto che per chi sta in basso, grazie alla sua caratteristica principale di essere double-face, cioè le immagini vengono visualizzate sia all'interno che all'esterno del circolo. Sembra di essere a casa con una TV 50 pollici. Vi butto lì qualche numero per farvi un'idea: sospeso a 40 metri di altezza, pesa 1000 tonnellate, il suo lato lungo misura 120 yard, ha un'area di 21300 metri quadri per un totale di 80 milioni di pixel, è equipaggiato con 1500 altoparlanti.

Giro un po' lo stadio prima che apra al pubblico, poi vado a mangiare qualcosa, così posso finalmente provare dal vivo i famosi hot dog del SoFi (che dicono essere i più cari ed i peggiori dell'intera NFL).
Sul prezzo, devo dire che pensavo peggio: 19 dollari per hot dog e pepsi nn è sicuramente economico, ma ho visato di peggio, contando che siamo al Super Bowl. Sulla qualità, lascio giudicare voi dalla foto. Tutti i cattivi pensieri che possono venirvi solo nel vederlo, vi assicuro che sono assolutamente confermati dall'assaggio.
Meno male che, poi, arriverà il solito cestino media della NFL, in cui i due panini saranno decisamente più mangiabili dello sgorbio chiamato hot dog.
I cancelli aprono al pubblico e lo stadio si riempie poco a poco. Fuori ci sono diversi intrattenimenti nell'area tailgate che tengono fuori ancora molte persone, ma l'atmosfera, all'interno dello stadio, comincia a farsi elettrica.
C'è una netta predominanza di arancio e nero, sugli spalti, e lo si percepisce chiaramente quando entrano in campo le squadre per il riscaldamento. All'ingresso dei Bengals un boato, mentre i Rams sono entrati in campo e manco me ne sono accorto. Va bene che la fanbase è da consolidare, che LA è dispersiva e tutto, però un po' più di sostegno me lo sarei aspettato.
L'attesa non è lunghissima, sul campo si susseguono le fasi di riscaldamento e poi gli intrattenimenti. Arriva il momento di Jhenè Aiko che canta "America the Beautiful", l'emozione inizia a salire, perchè subito dopo tocca a Mickey Guyton per "Star Spangled Banner" e, come tre anni fa ad Atlanta, è decisamente il momento più toccante ed emozionante. Il passaggio di rito dello U.S. Air Force Heritage Flight Team lo s vede dall'oculus, poichè il tetto impedisce la visuale, ma è interessante anche sapere che per questo passaggio sopra lo stadio è stato chiuso momentaneamente lo spazio aereo, e gli atterraggi su LAX sono stati momentaneamente messi in stand by. Non una cosa da poco in un aeroporto sulle cui quattro piste atterra un aereo ogni trenta secondi.
Pronti, via: si parte.
Della partita potete leggere QUI e QUI ma anche su Huddle Magazine, dove abbiamo dato una copertura che definire completa è un eufemismo.

Qui mi limito a dire di aver vissuto la partita in apnea, dovendomi anche trattenere per mantenere un contegno accettabile in tribuna stampa. Solo alla fine mi sono lasciato un po' andare mandando alcuni messaggi vocali in chat e ad un paio di persone che hanno sofferto con me per tutto il tempo.
La maledizione è stata interrotta, la Gazzetta di Mantova non è più ufficialmente una portatrice di malocchio (che anche Giovanni aveva visto perdere i suoi 49ers al Super Bowl di Miami), i Los Angeles Rams sono campioni del mondo, e ammetto che a novembre avevo perso ogni speranza così come a Gennaio, dopo la sconfitta con San Francisco, ero convinto che saremmo arrivati in fondo.
Finalmente i tifosi di casa si fanno sentire, mentre i Bengals lasciano mestamente gli spalti. Un'altra delusione per loro, ma hanno una squadra che, secondo me, resterà protagonista nei prossimi anni, se riusciranno a fare tesoro di questa esperienza.

Dopo aver visto la premiazione, mi avvio verso gli shop per comprare un po' di materiale celebrativo, ma con mia enorme sorpresa sono tutti chiusi. Hanno già sbaraccato tutto. Il merchandising dei campioni sarà pronto non prima di mercoledì. Io, però, l'indomani riparto per l'Italia, per cui tutti quelli che si aspettavano un souvenir resteranno delusi.
Lasco defluire le persone, poi scendo nel ventre dello stadio per andare nella zona delle conferenze stampa, dove si accalca una marea di persone che attendono McVay, Kupp e altri giocatori che, però, si fanno attendere. Staranno giustamente festeggiando nello spogliatoio. Nel mentre passano i giocatori dei Bengals già cambiati, lavato e rivestiti, con dei musi lunghi un chilometro.
Faccio in tempo a cercare di ascoltare McVay, ma quando mi rendo conto che è praticamente impossibile, desisto e torno in superficie (ma quante caspita di rampe di scale ci sono in questo stadio?!?). La partita è finita da iù di un'ora, le strade saranno un po' più libere, e prendere un Uber per il ritorno sarà più semplice.
E invece, questa è la scena che si presenta al pick up point di Uber...