C'è un posto in Italia, dove la grammatica italiana subisce degli strani fenomeni di mutazione genetica. Ce ne sono tanti di questi posti, direte voi, e non posso che concordare con questa affermazione, ma uno di questi fenomeni mi ha sempre incuriosito: lo strano utilizzo degli articoli determinativi da parte dei milanesi.
Per l'esattezza dovrei dire "da parte dei lombardi", ma anche da parte delle colonie lombarde come il Piemonte Orientale (a.k.a. tutto il provinciame assortito di Novara, Vercelli, Biella e Verbania).
Fateci caso: a Milano (e dintorni allargati) esiste "il" Marco, "il" Giovanni, "il" Beppe e così via, epperò "ci vediamo settimana prossima", oppure "lo farò settimana entrante". Ed il "la"? Chi se l'è mangiato?
Ci vediamo "LA" settimana prossima, lo farò "LA" settimana entrante. L'articolo determinativo serve proprio per collocare temporalmente l'azione e non restare sul vago, mentre nel caso di un prenome la lingua italiana ne proibirebbe l'uso in anteposizione, in teoria.
E, allargando il discorso, cari amici milanesi (e dintorni): perchè diavolo diventate delle sottospecie di navigatori satellitari quando parlate di vie, strade, corsi e piazze? "Ci vediamo alle tre in Cadorna". Sul Piazzale? Nella Stazione della metro? Nella Stazione dei treni? Se qualcuno mi dice "Ti passiamo a prendere in macchina", devo cercare sulla piantina di Milano la fantomatica "via/corso/piazza macchina" dove farmi trovare?
Siete ben strani, eh?
Il masso su per la montagna dobbiamo spingerlo comunque. Facciamolo almeno col sorriso sulle labbra.
giovedì 27 maggio 2010
martedì 25 maggio 2010
Lost, nel senso di "mi sono perso"
Se non avete ancora visto il finale di Lost e non volete spoiler, non leggete oltre. Uomo (ma anche donna) avvisato...
Ed ora a noi. Innanzitutto complimenti alla TV canadese che ha tagliato l'ultimissima scena in cui si vede l'isola dall'alto con il relitto del volo oceanic 815. Essendo un particolare FONDAMENTALE, non capisco come abbiano deciso di tagliarlo.
Secondariamente: mi ha soddisfatto il finale? No. Decisamente no. L'improvviso cambio di rotta del filo conduttore della serie, da un impianto scientifico o parascientifico ad uno mistico e sovrannaturale, effettuato con la quinta stagione, mi aveva lasciato un po' deluso, e mi ero ormai rassegnato a non ricevere risposte sulle migliaia di domande che avevamo accumulato dopo le prime quattro stagioni.
Mi aspettavo, però, che almeno le successive migliaia di domande sorte con la nuova impostazione, potessero avere una risposta più esauriente.
Molte risposte sono state date, intendiamoci, ma gli autori hanno aperto troppe porte, ed alla fine le hanno lasciate spalancate, senza nemmeno il minimo tentativo di accostarle.
Però su una cosa devo concordare con quasi tutti i commenti che ho letto finora: in questi sei anni con Lost mi sono divertito, e mi mancherà. Indipendentemente dal fatto che il finale mi abbia lasciato un po' deluso.
E per questo non posso che ringraziare ancora una volta Giovanni, quindi, che ad un ISPA Christmas Dinner di cinque anni fa mi fornì i DVD con la prima stagione che Monica ed io divorammo in pochi giorni, diventando così irrimediabilmente LOST Addicted.
Ed ora a noi. Innanzitutto complimenti alla TV canadese che ha tagliato l'ultimissima scena in cui si vede l'isola dall'alto con il relitto del volo oceanic 815. Essendo un particolare FONDAMENTALE, non capisco come abbiano deciso di tagliarlo.
Secondariamente: mi ha soddisfatto il finale? No. Decisamente no. L'improvviso cambio di rotta del filo conduttore della serie, da un impianto scientifico o parascientifico ad uno mistico e sovrannaturale, effettuato con la quinta stagione, mi aveva lasciato un po' deluso, e mi ero ormai rassegnato a non ricevere risposte sulle migliaia di domande che avevamo accumulato dopo le prime quattro stagioni.
Mi aspettavo, però, che almeno le successive migliaia di domande sorte con la nuova impostazione, potessero avere una risposta più esauriente.
Molte risposte sono state date, intendiamoci, ma gli autori hanno aperto troppe porte, ed alla fine le hanno lasciate spalancate, senza nemmeno il minimo tentativo di accostarle.
Però su una cosa devo concordare con quasi tutti i commenti che ho letto finora: in questi sei anni con Lost mi sono divertito, e mi mancherà. Indipendentemente dal fatto che il finale mi abbia lasciato un po' deluso.
E per questo non posso che ringraziare ancora una volta Giovanni, quindi, che ad un ISPA Christmas Dinner di cinque anni fa mi fornì i DVD con la prima stagione che Monica ed io divorammo in pochi giorni, diventando così irrimediabilmente LOST Addicted.
martedì 18 maggio 2010
The Great Gig in the Sky
La mente umana è davvero incredibile, ed i meccanismi che la regolano sono davvero misteriosi.
Succede infatti che sei tutto concentrato a guardare i dati che appaiono sul monitor del computer per cercare di capire come mai, in una colonna di un database definita "not null", ci siano dentro dei "null" mandandoti a puttane un'elaborazione, e mentre ti alambicchi il cervello alla ricerca di una soluzione, la selezione automatica dei brani del tuo lettore MP3 faccia partire quello stupendo pezzo dei Pink Floyd che si intitola "The Great Gig in the Sky".
In quel preciso momento il cervello mette in stand by l'attività che stavi eseguendo e ti catapulta improvvisamente indietro nel tempo.
Il monitor, la scrivania, i colleghi, tutto scompare improvvisamente per lasciare il posto ad un cielo incredibilmente sereno, nero e stellato. Tutto intorno è buio, ed il silenzio è rotto dallo stereo della macchina che, a tutto volume, trasmette proprio "The Great Gig in the Sky".
Siamo a Lipari, più o meno verso le quattro del mattino, su un'altura dalle parti delle Terme di San Calogero: Carmelo, Paolo, Luigi, Simona, Isabella ed io. L'indomani mattina sarei partito per tornare a Torino (il tempo di rifare la valigia e volare altri 1600 Km più a Nord ad Amburgo, dove mi attendeva un'altra epica settimana al seguito della nazionale di Football agli Europei), e poichè l'aliscafo era previsto per le 6 del mattino, avevamo deciso di fare nottata, a degna conclusione di una vacanza che avrebbe segnato un importante passaggio nella mia vita.
Avevamo speso la giornata in giro per l'isola, come sempre, facendo l'ultimo bagno alle cave di pomice di Porticello, dove per accedere alla spiaggia bisognava lasciarsi scivolare lungo il pendio, con il risultato di arrivare al fondo con il fondoschiena tutto bello levigato.
Avevamo passato la serata a sentire Carmelo suonare nel locale del "Professore", come ogni sera. Poi eravamo andati in giro in cerca di Pucci, uno dei matti del paese, uno spasso assicurato, ma avevamo trovato solo il capitano Felice, con cui i miei amici si erano poi accordati per una gita in barca a Stromboli nei giorni successivi.
Prima di salire alle terme, eravamo passati al forno a prendere i cornetti caldi, poi eravamo saliti in macchina sulla Panda di Carmelo (in sei, si...) ed avevamo cercato il posto ideale. Un prato al termine di una strada sterrata, il buio piu' completo, solo il cielo stellato sopra di noi ed un silenzio quasi irreale. Non ci siamo detti una parola. Ci siamo sdraiati sul prato ed abbiamo contemplato il cielo. Finchè Carmelo, che era rimasto in macchina, non ha aperto il portellone posteriore, spalancato le portiere, messo la cassetta dei Pink Floyd e girato la manopola del volume a fine corsa.
Per tutti i 4 minuti e 47 secondi della canzone ognuno di noi si immerse nella propria dimensione, isolandosi da tutto e da tutti, lasciando i pensieri e le immagini fluire in libertà. Fu stupendo.
Quella vacanza decretò la vera fine del Liceo, sei anni dopo la maturità, senza una motivazione precisa. Fu come se i successivi sette giorni in Germania avessero tracciato un solco tra due momenti della vita profondamente differenti tra di loro. Quando io tornai da Amburgo, e gli altri tornarono dal loro proseguio di vacanza a Lipari infatti, nulla fu più come prima. Di lì a poco sarebbe cambiato tutto: amici, frequentazioni, serate. Iniziava la breve ma intensissima "era di Filisetti". Ma questa è un'altra storia, ed ora non c'è tempo di raccontarla.
The Great Gig in the Sky è finita. Il monitor è ancora lì che mi guarda. La collega che mi sta di fronte sono convinto che creda mi sia addormentato.
Invece sono andato solo in ibernazione per cinque minuti e tornato indietro di 21 anni. E' stato bellissimo.
A proposito: guardando meglio, mi accorgo che le colonne del database contengono zeri binari, non "null". La mia mente ha continuato a ruminare anche durante questo flashback ed ha risolto il mistero.
Succede infatti che sei tutto concentrato a guardare i dati che appaiono sul monitor del computer per cercare di capire come mai, in una colonna di un database definita "not null", ci siano dentro dei "null" mandandoti a puttane un'elaborazione, e mentre ti alambicchi il cervello alla ricerca di una soluzione, la selezione automatica dei brani del tuo lettore MP3 faccia partire quello stupendo pezzo dei Pink Floyd che si intitola "The Great Gig in the Sky".
In quel preciso momento il cervello mette in stand by l'attività che stavi eseguendo e ti catapulta improvvisamente indietro nel tempo.
Il monitor, la scrivania, i colleghi, tutto scompare improvvisamente per lasciare il posto ad un cielo incredibilmente sereno, nero e stellato. Tutto intorno è buio, ed il silenzio è rotto dallo stereo della macchina che, a tutto volume, trasmette proprio "The Great Gig in the Sky".
Siamo a Lipari, più o meno verso le quattro del mattino, su un'altura dalle parti delle Terme di San Calogero: Carmelo, Paolo, Luigi, Simona, Isabella ed io. L'indomani mattina sarei partito per tornare a Torino (il tempo di rifare la valigia e volare altri 1600 Km più a Nord ad Amburgo, dove mi attendeva un'altra epica settimana al seguito della nazionale di Football agli Europei), e poichè l'aliscafo era previsto per le 6 del mattino, avevamo deciso di fare nottata, a degna conclusione di una vacanza che avrebbe segnato un importante passaggio nella mia vita.
Avevamo speso la giornata in giro per l'isola, come sempre, facendo l'ultimo bagno alle cave di pomice di Porticello, dove per accedere alla spiaggia bisognava lasciarsi scivolare lungo il pendio, con il risultato di arrivare al fondo con il fondoschiena tutto bello levigato.
Avevamo passato la serata a sentire Carmelo suonare nel locale del "Professore", come ogni sera. Poi eravamo andati in giro in cerca di Pucci, uno dei matti del paese, uno spasso assicurato, ma avevamo trovato solo il capitano Felice, con cui i miei amici si erano poi accordati per una gita in barca a Stromboli nei giorni successivi.
Prima di salire alle terme, eravamo passati al forno a prendere i cornetti caldi, poi eravamo saliti in macchina sulla Panda di Carmelo (in sei, si...) ed avevamo cercato il posto ideale. Un prato al termine di una strada sterrata, il buio piu' completo, solo il cielo stellato sopra di noi ed un silenzio quasi irreale. Non ci siamo detti una parola. Ci siamo sdraiati sul prato ed abbiamo contemplato il cielo. Finchè Carmelo, che era rimasto in macchina, non ha aperto il portellone posteriore, spalancato le portiere, messo la cassetta dei Pink Floyd e girato la manopola del volume a fine corsa.
Per tutti i 4 minuti e 47 secondi della canzone ognuno di noi si immerse nella propria dimensione, isolandosi da tutto e da tutti, lasciando i pensieri e le immagini fluire in libertà. Fu stupendo.
Quella vacanza decretò la vera fine del Liceo, sei anni dopo la maturità, senza una motivazione precisa. Fu come se i successivi sette giorni in Germania avessero tracciato un solco tra due momenti della vita profondamente differenti tra di loro. Quando io tornai da Amburgo, e gli altri tornarono dal loro proseguio di vacanza a Lipari infatti, nulla fu più come prima. Di lì a poco sarebbe cambiato tutto: amici, frequentazioni, serate. Iniziava la breve ma intensissima "era di Filisetti". Ma questa è un'altra storia, ed ora non c'è tempo di raccontarla.
The Great Gig in the Sky è finita. Il monitor è ancora lì che mi guarda. La collega che mi sta di fronte sono convinto che creda mi sia addormentato.
Invece sono andato solo in ibernazione per cinque minuti e tornato indietro di 21 anni. E' stato bellissimo.
A proposito: guardando meglio, mi accorgo che le colonne del database contengono zeri binari, non "null". La mia mente ha continuato a ruminare anche durante questo flashback ed ha risolto il mistero.
domenica 16 maggio 2010
Allo stadio è diverso
Vediamo un po'. Ieri non ho visto il gol di Pià, perchè avevamo appena perso palla, il giocatore piu'vicino era a quindici metri dal difensore avversario ed io stavo giuardando da un'altra parte.
Poi, ad un certo punto ho visto Coppola in campo,emi sono detto"Ma non era in panchina?". Dopo altri cinque minuti mi rendevo conto che non c'era più Barusso: mi ero perso la sostituzione.
Infine non mi sono minimamente accorto che per tutto il secondo tempo ha giocato Morello al posto di Sereni (e va bene, dai...giocava sotto l'altra curva...).
E' proprio vero che vedere la partita allo stadio è tutta un'altra cosa.
Poi, ad un certo punto ho visto Coppola in campo,emi sono detto"Ma non era in panchina?". Dopo altri cinque minuti mi rendevo conto che non c'era più Barusso: mi ero perso la sostituzione.
Infine non mi sono minimamente accorto che per tutto il secondo tempo ha giocato Morello al posto di Sereni (e va bene, dai...giocava sotto l'altra curva...).
E' proprio vero che vedere la partita allo stadio è tutta un'altra cosa.
venerdì 14 maggio 2010
Dieresi, trèma: arriva Umlaut.
La dieresi è morta. non ho ben presente quando sia avvenuto esattamente il decesso, ma questa mattina mi sono reso conto che la dieresi è stata definitivamente soppiantata dal termine "umlaut".
"Umlaut" l'avevo già letto qua e là, in maniera sporadica, ma questa mattina ho avuto la certezza che ormai sia entrato nell'uso comune, avendolo letto in sequenza nel testo di tre articoli diversi, nel giro di meno di dieci minuti.
Il segno di dieresi, per chi non lo sapesse, è quel "segno diacritico costituito da due punti posti sopra un grafema, solitamente vocalico" (cit. wikipedia), ad esempio ä ë ï ö ü, ed in italiano serve ad indicare che due vocali contigue che originano un dittongo vengono distribuite su sillabe diverse.
L'umlaut, invece, trae la sua origine dalla lingua tedesca, e sta ad indicare un particolare fenomeno fonologico chiamato "metafonesi", cioè la modifica della pronuncia di una vocale (ad esempio "unter" e "über").
E' chiaro quindi come sia "dieresi" che "umlaut" si riferiscano al segno rappresentato dai due puntini che sormontano una lettera, ma è altrettanto chiaro che il loro significato è profondamente differente a seconda del contesto in cui vengono usati. Eppure, se ci fate caso, non ci si riferisce più ai due puntini come alla "dieresi" come ci avevano insegnato fin dalle elementari, ma si utilizza (scorrettamente) il termine "umlaut" sempre e comunque.
Quello che stupisce è perchè si sia scelto di sostituire la dieresi italiana con l'umlaut tedesco e non con la trèma francese. Sarà forse per quell'antico e mai sopito disprezzo per i cugini d'oltralpe.
Sono preoccupato. Non tanto per la dieresi, perchè ormai ha fatto una brutta fine, ma per molti suoi "colleghi".
Ormai la "e commerciale" sta per essere soppiantata dall'"Ampersand", la "barra verticale" dal "pipe" e il "trattino basso" dall'"underscore".
Quello che mi preoccupa di più, però, è il "punto esclarrogativo": è un sacco di tempo che non lo vedo. Non vorrei che gli fosse successo qualcosa.
"Umlaut" l'avevo già letto qua e là, in maniera sporadica, ma questa mattina ho avuto la certezza che ormai sia entrato nell'uso comune, avendolo letto in sequenza nel testo di tre articoli diversi, nel giro di meno di dieci minuti.
Il segno di dieresi, per chi non lo sapesse, è quel "segno diacritico costituito da due punti posti sopra un grafema, solitamente vocalico" (cit. wikipedia), ad esempio ä ë ï ö ü, ed in italiano serve ad indicare che due vocali contigue che originano un dittongo vengono distribuite su sillabe diverse.
L'umlaut, invece, trae la sua origine dalla lingua tedesca, e sta ad indicare un particolare fenomeno fonologico chiamato "metafonesi", cioè la modifica della pronuncia di una vocale (ad esempio "unter" e "über").
E' chiaro quindi come sia "dieresi" che "umlaut" si riferiscano al segno rappresentato dai due puntini che sormontano una lettera, ma è altrettanto chiaro che il loro significato è profondamente differente a seconda del contesto in cui vengono usati. Eppure, se ci fate caso, non ci si riferisce più ai due puntini come alla "dieresi" come ci avevano insegnato fin dalle elementari, ma si utilizza (scorrettamente) il termine "umlaut" sempre e comunque.
Quello che stupisce è perchè si sia scelto di sostituire la dieresi italiana con l'umlaut tedesco e non con la trèma francese. Sarà forse per quell'antico e mai sopito disprezzo per i cugini d'oltralpe.
Sono preoccupato. Non tanto per la dieresi, perchè ormai ha fatto una brutta fine, ma per molti suoi "colleghi".
Ormai la "e commerciale" sta per essere soppiantata dall'"Ampersand", la "barra verticale" dal "pipe" e il "trattino basso" dall'"underscore".
Quello che mi preoccupa di più, però, è il "punto esclarrogativo": è un sacco di tempo che non lo vedo. Non vorrei che gli fosse successo qualcosa.
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