venerdì 7 giugno 2013

Poeti in erba

Mercoledì prossimo mio figlio finisce il primo ciclo scolastico, ed a settembre lo attende la Scuola Media. Tralasciando il particolare che mi sembra di averlo accompagnato a scuola per il primo giorno di elementari solo "poco tempo fa", questi sono i suoi pensieri riguardo questi cinque anni di scuola primaria.

PENSIERI IN LIBERTA'

La Scuola è un mare 
pieno di pesci da conoscere,
dove impari questioni di vita
e di amicizia.

La Scuola è una foresta
piena di alberi e foglie,
ognuna con caratteristiche diverse
tutte da scoprire.

La Scuola è un tempio
dove gli Dei...
ti mettono alla prova 
per trovare una via nella vita.

La Scuola è un luogo 
dove trovi dei compagni, 
che ti aiutano e ti consigliano
cio' che è meglio per te.

giovedì 6 giugno 2013

Certezze invidiabili

E' notizia di questi giorni della morte del bambino di due anni dimenticato in auto dal padre, il quale è andato tranquillamente a lavorare senza averlo lasciato a scuola come al solito.
La notizia è di quelle che stringono il cuore, come tutte quelle che coinvolgono i bambini, ma ciò che mi ha sconcertato maggiormente è la reazione del classico "uomo della strada".
Ne ho sentite di tutti i colori, ho sentito ogni tipo di insulto nei confronti del padre, ogni tipo di pena (anche quella capitale) da infliggergli, e devo dire che la cosa mi ha provocato un fortissimo disagio.
Vi racconterò un episodio accadutomi qualche anno fa, quando portavo tutte le mattine mio figlio all'asilo e tutte le mattine per poi andarlo a riprendere alla sera. Così, ogni giorno della settimana lavorativa per quattro anni.
Ho uno splendido ricordo di quel doppio viaggio giornaliero. Mio figlio è sempre stato molto "ciarliero", e non c'è mai stato pericolo di annoiarsi durante i quindici minuti del breve tragitto casa/asilo/casa. Ricordo ancora un periodo in cui tutti i giorni facevamo andata e ritorno cantando insieme "La fiera dell'Est".
Ad ogni modo, non è questo il punto. Il punto è che un giorno l'asilo è finito, ed il primo giorno successivo alla fine dell'anno scolastico ho preso la mia bella macchinina, ho fatto la solita strada, sono arrivato fin davanti al portone dell'asilo ed ho spento il motore. Solo al momento di scendere dalla macchina per accompagnare mio figlio all'asilo, mi sono reso conto che non c'era nessuno da accompagnare perchè era finito la scuola e, ovviamente, mio figlio non era in macchina con me.
La situazione è decisamente diversa da quella del padre di Piacenza, ma quello che voglio dire è che a volte la nostra mente si comporta in maniera del tutto imprevedibile, arrivando a convincerti anche delle cose che non sono. E' terribile, angosciante e tremendo, ma "dimenticarsi" il figlio in macchina essendo convinti di averlo portato a scuola come tutti i giorni è assolutamente possibile, per quanto fortunatamente raro che accada.
Non è un modo per scagionare o giustificare il padre, ovviamente. Ha le sue responsabilità. Ma mi piace guardare la vicenda anche dal suo punto di vista.
Quel pover'uomo ha un fardello pesantissimo da portare fino alla fine dei suoi giorni, perchè quello che ha fatto, sebbene inconsciamente, credo sia davvero difficile da superare. E' difficile anche solo immaginare come si possa sentire in questo momento.
E tutti voi che vivete pieni di certezze, sicuri che "a voi non potrebbe capitare", che "per quelli come lui ci vorrebbe la pena di morte", che "come si fa a non curarsi dei propri figli", beh... vi invidio.
Davvero.
Vi invidio perchè mi piacerebbe avere anche solo la metà delle vostre granitiche certezze, mentre mi ritrovo ad essere continuamente assalito da dubbi ed esitazioni, nella vita.
O forse no. Non vi invidio per niente...

domenica 3 febbraio 2013

Il problema siamo noi

Mai come in questo ultimo anno e mezzo si sono sentiti tanti attacchi alla nostra classe politica, alle ruberie , favoritismi e nepotismi che impestano la cosa pubblica ed alle varie caste, presunte o reali che siano.
Senza voler entrare nel merito di quanto questi attacchi siano fondati o meno oppure dovuti al populismo ed alla demagogia dilaganti, mi sono spesso chiesto se noi, semplici cittadini, noi italiani non avessimo le nostre responsabilità nel declino nemmeno troppo lento che ha colpito il nostro paese, soprattutto per quanto riguarda la moralità intesa come senso civico, onestà e capacità di seguire le regole.
Una risposta l'ho avuta ieri, grazie ad un episodio che rappresenta, secondo me, perfettamente lo stato di deterioramento dell'italiano medio. Vi riporto quanto successo senza ulteriori commenti; ognuno potrà trarre le conclusioni che crede.

Ero al centro commerciale e stavo osservando alcuni modelli di ricevitore satellitare, nello specifico quelli con lo slot per la smart card di TivuSat, il consorzio che permette (semplifico molto) di ricevere i canali RAI o Mediaset anche quando sono criptati per problemi di diritti televisivi. Succede, infatti, che la RAI, o chi per essa appartenente al consorzio, acquisti i diritti di trasmissione di determinati programmi o avvenimenti solo per il territorio italiano, per cui la trasmissione satellitare (che può essere captata in tutta Europa) viene criptata. I cittadini italiani possono acquistare una smart card, versando una somma una tantum, per decriptare il segnale attraverso gi appositi decoder. La card viene emessa dalla RAI, e la condizione principe per averla è essere in regola con il pagamento del famigerato canone RAI.
Questa la premessa. Mentre sono lì che guardo i decoder, si avvicina un tizio sulla trentina, ed inizia la seguente conversazione:
Tizio: "Se ne intende di queste robe?"
Io: "Più o meno, si"
"Questi sono i decoder per tivusat?"
"Si, questi con il marchio e lo slot per la smart card"
"Ecco, quelli per tivusat naturalmente costano il doppio degli altri"
"Beh, hanno la possibilità di mettere delle smart card, gli altri no"
"Ah, poi ci va la smart card?"
"Si, bisogna prendere la smart card dalla RAI"
"E magari bisogna anche aver pagato il canone"
"... Eh... si"
"Cioè se non ho pagato il canone non mi danno la tessera"
"No, direi di no"
"Incredibile, davvero incredibile. Le studiano proprio tutte. Ma non c'è modo di avere la tessera senza il canone? E' una vergogna"
"..."
"Ma, dica... se uso il canone di mio zio, ad esempio, mica sanno dove uso la Card, no?"
"Credo di no"
"Ah ecco, così va bene"
E se ne va soddisfatto. 
A voi i commenti...

giovedì 31 gennaio 2013

Uozzaaaaap!!!!

"ATTENZIONE!!! Dopo la fine del 2012, a partire dal lunedì della prima settimana di gennaio 2013, whatsapp sarà a pagamento al costo di 5 cent. a messaggio. L'attivazione di questa funzione potrà essere annullata spedendo questo messaggio ad almeno 8 contatti. Attenzione questa volta non è una bufala ma un messaggio vero e chiaro, pertanto si potrà consultare il sito principale di whatsapp dove sono riportate le stesse identiche cose scritte qui".
Ho ricevuto questo messaggio da almeno quattro contatti whatsapp a Dicembre (ma potrebbero essere di più, vado a memoria...), e mi è tornato in mente proprio oggi, a causa delle polemiche che stanno allargandosi a macchia d'olio sulla presunta trasformazione di whatsapp in applicazione a pagamento.
Tra l'altro il messaggio riportato in testa al post viene spesso preso a riferimento dai boccaloni di professione che ora tentano di prendersi la loro rivincita affermando che "era vero quello che si scriveva, non era una bufala come dicevate voi".
Ora, al di là che i termini della questione sono diversi (5 cent a messaggio contro 0,79 cent annuali, il primo lunedì di Gennaio contro un anno dalla prima installazione, tanto per citare le due maggiori discrepanze tra bufala annunciata e realtà), tutto il polverone che si sta alzando in questi giorni significa una cosa sola: il 90% delle persone non legge le condizioni d'uso, nemmeno quando sono chiare ed evidenti e non nascoste in note minuscole, e non controlla quello che amplifica a sproposito, nemmeno quando basterebbe andare a verificare se davvero sul "sito principale di whatsapp sono riportate le stesse identiche cose scritte qui" (il che, ovviamente, non è vero).
Al termine dell'installazione di whatsapp, almeno nella versione Android, viene specificato chiaramente che il servizio è gratuito per un anno, dopodiché bisognerà pagare un canone annuo. Il fato che questo anno di gratuità sia stato esteso almeno un paio di volte in occasione di aggiornamenti e/o reinstallazioni, non significa che le condizioni d'uso prevedessero un utilizzo gratuito all'infinito dell'applicazione. Bastava leggere.
Eh... hai detto niente!!!

sabato 12 gennaio 2013

Le figu

In questi giorni sono tornato bambino per un po', "per colpa" della raccolta di figurine del Toro che mio figlio non ha ancora completato. Sembra che i bambini di oggi abbiano con "le figu" un rapporto totalmente diverso da quello che avevamo noi alla loro età. Non ci giocano, non le scambiano, vivono passivamente l'acquisto della bustina per trovare le mancanti, le incollano all'album, accumulano le doppie e poi... finita lì. Succede quindi che i genitori (io, in questo caso) tornino indietro nel tempo organizzando scambi e trattative con colleghi di lavoro che sono nelle medesime condizioni, cioè con i figli "schiavi" della raccolta da completare ma totalmente estranei ai mille modi con cui noi, alla loro età, supplivamo alla mancanza dei dindini per comprare quantità industriali di bustine sperando di completare la raccolta n quel modo. Ricordo perfettamente che non si usciva mai di casa senza avere in tasca il mazzo delle doppie, alcune delle quali erano consumate dal continuo sfregamento per il classico "celo/manca" (ma anche dallo stare continuamente in cima alla pila quando si giocava alla licia).
E si giocava, si scambiavano le doppie, si prendevano magari altre doppie che però si sapevano essere utili a qualcun altro che aveva la figurina "difficile" che cercavi da tempo. E Pulici non lo scambiavo mai. Nemmeno se ne avevo tre o quattro, nemmeno se mi offrivano quelle che mi mancavano. Pulici, semplicemente, non era mai nel mazzo delle doppie, nè in quello da giocare, con il rischio di perderlo.
"Quante ne vuoi per Pulici?"
"Non ti bastano quelle che hai"
"Ne posso avere altre"
"Non ti basteranno mai".
Ed ogni volta che si parla di figu, non posso non pensare alla figurina raffigurata qui a fianco: Stanislao Bozzi, riserva del Torino. Ho inseguito questa figurina per mesi e mesi per completare il Torino nell'album 1970/71. Una figurina splendida, con il campo adiacente al Fila, quello su cui spesso si allenava la Primavera, innevato, una caratteristica che mi ha aiutato ad avere sempre un'immagine chiara e precisa di questa figurina ed a ricordare il nome di questo ennesimo carneade granata (3 presenze e zero gol nel Toro in tre anni).